mercoledì 26 agosto 2009


Il 49° Salone Nautico Internazionale

Fiera di Genova da sabato 3 a domenica 11 ottobre. Con più di 1450 espositori, 2400 imbarcazioni - dal più piccolo natante ai maxiyacht – disposte su una superficie espositiva di 300mila metri quadrati, alternati tra terra e mare, è lo show più importante e spettacolare per tutti gli operatori e gli appassionati della nautica e del mare.

http://www.genoaboatshow.com/_file/Planimetria.pdf

martedì 25 agosto 2009

Buttato in acqua e cacciato dal porto


Disavventura di un medico italiano a Calvi, in Corsica: «Io e la mia famiglia trattati con violenza dagli ormeggiatori». Il consiglio della polizia: lasciate perdere


La lettera di un lettore de il "Corriere della Sera".


MILANO - A seguito dell'articolo firmato da Michele Farina sullo yacht italiano crivellato di colpi e semiaffondatto nella baia di Calvi in Corsica, abbiamo ricevuto, e volentieri pubblichiamo, la seguente lettera firmata di un lettore.


Egr. Dott.re,
la disturbo per raccontarle quanto è accaduto, a me e alla mia famiglia, il 2 agosto u.s. mentre mi trovavo in crociera in Corsica con la mia barca.

Le preciso la composizione della mia famiglia solo per fugare qualsiasi dubbio sulla mia attendibilità. Io e mia moglie (rispettivamente di anni 59 e 51) siamo medici, mia figlia E. di aa. 26 è laureanda (ottobre p.v) in Scienze Politiche a Roma, mia figlia M. di aa. 24 è laureanda (ottobre p.v.) in Medicina a Roma, mio figlio V. di aa. 21 è laureando in Ingegneria Meccanica (luglio 2010) al Politecnico di Milano.

Arrivati a San Florent, dopo aver fatto tappa a Bastia e Macinaggio, mi arrivano le previsioni meteo che davano forte maestrale per il giorno 3/8. Dovendo proseguire sulla costa occidentale, decido di raggiungere Calvi prima dell'arrivo del maltempo che ci avrebbe bloccati per due o tre giorni.
Rispettoso del mare e prudente avendo tutta la famiglia a bordo, prima di partire alla volta di Calvi mi assicuro con numerose telefonate direttamente al comandante del porto di Calvi sulla disponibilità e certezza di trovare ormeggio in porto.

Lo stesso mi rassicura e mi da indicazioni di ormeggiare, una volta arrivato, al molo d'onore (riservato ai mega-Yacht) in attesa che si liberasse il posto assegnatomi per la mia barca di 12mt.
Preciso che sono arrivato in porto alle 13 dopo circa 5h di navigazione. Alle 17 si presenta un ormeggiatore, in gommone dicendoci che dovevamo andarcene perché era arrivata la barca proprietaria del posto in banchina dov'ero ormeggiata, provvisoriamente, la mia barca. Rispondo che mi sarei spostato subito e che m'indicasse dove ormeggiare. Mi risponde che non c'è nessun posto e che me ne sarei dovuto andare proprio via. Ritenendo che il ragazzo non fosse al corrente della mia prenotazione fatta con il comandante lo prego di farmi parlare con lo stesso.

Dopo qualche minuto si presentano cinque tipi, tutti appartenenti alla società che gestisce il porto, con tanto di divisa (maglietta rossa e calzoncini) e nome della marina sulla maglietta stessa. Uno di questi mi dice di essere il comandante. Per educazione scendo dalla barca per salutarlo e chiedere spiegazioni sull'equivoco sicuro che tutto si sarebbe chiarito. All'improvviso, dopo che il tipo che si era qualificato comandante, ma non lo era, impartisce un ordine agli altri quattro, vengo di peso sospinto sulla passerella con estrema violenza tanto che perdendo l'equilibrio cado in acqua tra la poppa della barca e la banchina, riportando, per fortuna, "solo" una contusione toracica ed una ferita lacero-contusa a livello dell'addome. Mio figlio, incredulo, vedendomi buttato in acqua e ferito, cerca di venire in mio soccorso ma è afferrato per il collo da un'altro dei cinque ed a sua volta buttato in acqua. Nel frattempo, con azione coordinata, e quindi più volte provata e forse messa in atto, i cinque si dividono i compiti e precisamente: due da terra sciolgono le cime d'ormeggio, altri due si portano a prua della barca con un gommone per sciogliere il corpo morto mentre il quinto da terra coordina il raid.

Veniamo sospinti, dal loro gommone, fuori dal porto mentre mia moglie tra le lacrime, preoccupata per me che sanguinavo abbondantemente, ma soprattutto preoccupata perchè mia figlia E. era rimasta a terra, gli urlava di consentirci almeno di far risalire a bordo la figlia. Io che urlavo a mio figlio di chiamare la polizia venivo deriso e invitato a chiamare chi volessi ma fuori dal porto. Intanto mia figlia E., senza perdersi d'animo, benché braccata dai tipi che ci avevano buttati a mare, riesce a raggiungere il posto di polizia. Sbigottita, mi racconterà poi, che i gendarmi le consigliano di risalire in barca, accompagnata da loro, perché da quando c'è questo comandante era pericoloso fare denunce o altro. Così avviene e con il buon senso del padre di famiglia decido di lasciare anche il campo boe di Calvi dove nel frattempo mi ero ormeggiato e di fare ritorno a ST Florent che raggiungo alle tre del mattino.

Alla luce di quanto riportato dal suo articoloe con la pelle d'oca, pensando a quello che ci sarebbe potuto succedere, ringrazio Dio per come sono andate le cose e la invito, sommessamente, a tener conto di quanto le ho raccontato (se la sua indagine giornalistica avrà un seguito), ed io personalmente escluderei la ventilata ipotesi della polizia locale dell'autoaffondamento per fini assicurativi essendo per altro una barca a nolo (per quanto par di capire). Che cosa possa essere successo all'Elleduevidue, allo stato siamo in due a non poterlo sapere, però posso ipotizzare, che se ci fosse stata una lite, forse, come par di capire, per altri motivi ma di consistenza economica più rilevante, vista la violenza con cui hanno voluto risolvere il nostro piccolo caso, e una reazione meno mite di quanto è stata la mia, da parte dell'equipaggio dell'Elleduevidue, tutto può essere accaduto. Di sicuro forze di polizia, non possono scambiare il foro di un trapano con il foro di un proiettile, nè è pensabile un affondamento a fini assicurativi per conto terzi.

Un'ultima amara considerazione. Mentre avveniva tutto ciò, sul molo, praticamente al centro del paese, affollato di gente, ci trovavamo tra due barche d'italiani che non hanno proferito parola in nostra difesa, anzi si preoccupavano di aggiungere parabordi alle loro barche per evitare che la nostra, sospinta dal gommone, le potesse danneggiare. Può verificare anche questo se solo hanno registrato, come dovuto, le barche ormeggiate il 2 agosto 2009 alle ore 14 al molo d'onore.


Dott. Domenico Scali

venerdì 14 agosto 2009

EOLIE: ASSALTO A ISOLE MANDATE IN TILT DA 5 MILA NATANTI


Il mare delle Eolie e' sempre piu' 'intasato' con oltre cinquemila imbarcazioni da diporto e l'incidente e' sempre in agguato. Un aliscafo della Siremar al largo di Vulcanello ha rischiato di scontrarsi con un motoscafo che improvvisamente ha 'tagliato' il mare. Un off-shore con a bordo alcuni turisti si e' presentato a tutta velocita' nella rada di Marina Lunga (era diretto nel pontile per fare carburante) e i cavalloni che ha lasciato come scia, hanno 'sballottato' i natanti che erano ormeggiati nel pontile di Pignataro di Luca Finocchiaro. Due barche a motore sono state lievemente danneggiate. Alcuni vacanzieri hanno anche rischiato di farsi male. Altri di finire a mare. Immediatamente e' scattata la segnalazione del titolare della struttura portuale che ha informato la guardia costiera e si e' dato il via alle indagini per individuare il proprietario del veloce motoscafo che si e' presentato 'sparato' nella zona portuale. La massiccia presenza di diportisti almeno nelle strutture portuali ha fatto scattare il 'tutto esaurito'. A Lipari, nei pontili galleggianti di Marina Lunga e anche nel porticciolo di Pignataro (pontili galleggianti compresi) fino al 17 agosto non si trova piu' un posto barca. Stesso discorso a Salina e Vulcano. Nelle altre isole le strutture portuali sono inesistenti e l'unico opportunita' e' il campo-boe. L'estate 2009 alle Eolie e' caratterizzata dalla presenza di lussuosi mega-yacht: il 'Pelorus' di Abramovic, il 'Main' di Giorgio Armani, il 'panfilo-torpediniere' del magnate russo, il 'Force One' di Flavio Briatore e Elisabetta Gregoraci: tutti pero' costretti a rimanere in rada davanti al castello per mancanza di una adeguata struttura portuale.

martedì 4 agosto 2009

ALCOL: RAVE IN BARCA A PANAREA, RAGAZZA FINISCE IN COMA


MESSINA - L'hanno depositata sul moletto di Panarea più morta che viva e hanno chiamato i medici della Guardia che si sono subito accorti che Roberta, 18 anni, di Venezia, non era semplicemente svenuta ma era in coma etilico per aver bevuto tanto alcol. Era stata con il suo gruppo di amici al festino sul mare davanti lo scoglio di Lisca bianca: decine di barche una accanto all'altra, casse acustiche che sparano musica a tutto volume e tanti giovani che ballano e soprattutto molte bottiglie di superacolici che passano di bocca in bocca.

Dopo le prime cure la ragazza è stata portata con l'elisoccorso nell'ospedale Papardo di Messina. Ora sta meglio le hanno tolto i tubi è cosciente e parla ma rimane ricoverata nella Rianimazione. In ospedale è arrivata la madre della ragazza che non ha voluto commentare in alcun modo la vicenda e che certamente non si aspettava che la vacanza eoliana della figlia finisse in questo modo. Il medico Franco Aricò racconta: "L'hanno accompagnata alcuni suoi amici. Ci siamo accorti che non c'erà riflesso dolorifico, pupillare, la ragazza aveva difficoltà respiratorie e il battito cardiaco era bassissimo. Abbiamo somministrato i farmaci e aiutato la respirazione col pallone Ambu. Poi abbiamo chiamato l'elisocorso del Papardo di Messina ma l'elicottero era fermo per un guasto e abbiamo chiesto l'intervento a Catania. La paziente è stata prelevata e portata a Messina". Aricò e il suo collega Daniele Marino tengono la postazione in un piccolo avamposto qual è la guardia medica di Panarea, la più mondana delle isole Eolie, e quotidianamente fronteggiano l'arrivo di decine di giovani (dicono una media di 40 al giorno) intossicati da alcol e a volte anche stupefacenti. "Sono giovani - dice Marino - dai 18 ai 25 anni. Arrivano ubriachi fradici. Noi facciamo i medici, i barellieri, i rianimatori senza sosta. Si comincia alle 18 fino alle 21 poi in continuazione verso le 2 e poi alle 4 e 5 del mattino". I ragazzi, spiegano, si svegliano verso le 13 scendono in spiaggia, non mangiano a volte neanche un boccone e poco dopo cominciano i festini con musica a tutto volume e alcol a largo sui gommoni o su altre barche. La serata poi prosegue in discoteca, sulle spiagge o ancora a mare. A Panarea ci sono 6 carabinieri e saltuariamente 2 vigili urbani. L'isola d'inverno conta circa 250 residenti: d'estate diventa una bolgia con cinquemila turisti. "I ragazzi comprano - dice il medico - vodka, rhum e tutti i tipi di alcolici e li mettono sulle barche e vanno a largo carichi.

Le forze dell'ordine, la capitaneria di porto fanno quel che possono: fanno multe quando le barche sono troppo cariche di persone, o se qualcuno viene sorpreso a pilotare un natante dopo aver bevuto. Ma bere su una barca ferma non è un reato se non per la salute". I medici sostengono che quella dei festini a base di alcol e musica sulle barche è una peculiarità di Panarea. "Siamo stati - dicono - in ambulatori in varie isole, Stromboli, Filicudi, Salina ma lì non è così". Ad ubriacarsi sono giovanissimi turisti che vengono da tutte le parti d'Italia, Roma, Napoli, Bologna, Palermo e che cominciano un tour de force alcolico che dura quanto la loro vacanza sull'isola.

sabato 1 agosto 2009

COLLISIONE BARCA-PESCHERECCIO A CAPRI: UN DISPERSO E 7 FERITI

CAPRI - Sono state aperte due inchieste, una della Capitaneria di porto e una della Procura di Napoli, sulla collisione tra due imbarcazioni al largo del golfo di Capri, in direzione di Napoli, nella quale una persona è dispersa, una è rimasta ferita in maniera più seria ed altre sei in condizioni meno gravi.

Parti di un corpo sono state ritrovate nelle acque prossime all'area della collisione tra due imbarcazioni, a cinque miglia al largo di Capri, dove la Capitaneria di porto sta cercando la persona dispersa, un sacerdote. Si chiamava Luigi Saccone, di 71 anni. L'uomo è vicario episcopale per la cultura della Diocesi di Pozzuoli (Napoli) e cappellano della sede Rai di Napoli. Si trovava sulla barca di circa sette metri affondata dopo essere stata tamponata da uno yacht inglese di circa 23 metri di ritorno da una gita nel golfo di Napoli, insieme con un gruppo di amici. Sulla barca c'erano anche il fratello con la sua famiglia.

Uno dei feriti ha un dito quasi tranciato. Secondo quanto si è appreso il gozzo sul quale si trovavano otto persone, tra cui il sacerdote, è lungo circa 8 metri mentre l'imbarcazione inglese con la quale si è scontrato ne misura 23.